28 Novembre 2022

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Stadio di proprietà: le eccezioni italiane e la piaga burocratica

Stadio di proprietà: le eccezioni italiane e la piaga burocratica

In Italia lo stadio di proprietà è un privilegio per poche società di calcio professionistiche. In mezzo al sogno di averne uno proprio e la lentezza della burocrazia, un panorama nella realtà italiana.

“Gli introiti sono pochi perché ci vuole lo stadio di proprietà”, “in Inghilterra tutte le squadre hanno uno stadio di proprietà”, “la Premier League, tra calcio di alta qualità e stadi di proprietà, è un altro mondo rispetto all’Italia”.

Queste sono le vulgate, più o meno veritiere, che circolano in Italia, se si parla di stadio di proprietà. Un argomento che tiene banco da diversi anni, che scava il solco tra la serie A e altri campionati europei.

La Juventus da apripista

Dalla Juventus al Sassuolo, dall’Udinese allAtalanta, alcune società hanno provato (con successo) a costruire il proprio stadio di proprietà. I benefici sono notevoli, soprattutto se sono le cosiddette big a muovere il passo.

Ad aprire le strade per prima e a fare le cose in grande ci ha pensato, manco a dirlo, la società più titolata: la Juventus. Lo Juventus Stadium, inaugurato nel 2011, è il gioiello assoluto d’Italia, se si parla di stadio di proprietà. L’impianto torinese, si stima, nei primi 7 anni di vita, ha portato oltre 600 milioni di euro nelle casse juventine.

L’avvento della nuova casa della Juventus, oggi Allianz Stadium, che ha pensionato il vecchio Comunale, ha battezzato il ciclo d’oro della Signora. Dal 2011 fino alla stagione 2019/2020, infatti, nella sua nuova casa, la Juventus ha conquistato 9 scudetti consecutivi.

La striscia di tricolori consecutivi più lunga mai vista nella storia della serie A. Merito dello stadio di proprietà? Certamente non direttamente, ma è chiaro che l’incremento del fatturato bianconero non sia dovuto esclusivamente ai risultati sportivi.2

Udinese. sulla scia della Signora

L’Udinese ha seguito l’esempio della Juventus, con uno stadio di proprietà in essere dal 2012. La ristrutturazione dello stadio Friuli, ora Dacia Arena, ha dotato il club friulano di una casa accogliente e, nel contempo, più moderna.

Tutto ciò ha certamente migliorato la condizione economica del club, ma nel contempo ha consentito all’Udinese di incamerare maggiori risorse. Queste vengono ottimizzate attraverso l’attività che più caratterizza i friulani: il player trading.

La strategia che ha fatto le fortune dell’Udinese, ma non solo, ha il grande vantaggio di autofinanziare il proprio mercato. La valorizzazione del parco giocatori, poi, consente di dare virtuosità al modello, che con lo stadio di proprietà ha trovato compimento.

Sassuolo e il nuovo Giglio

La nuova era degli stadi di proprietà, però, passa anche dalla nostalgia. Anche il Sassuolo, infatti, può vantare una casa tutta sua. Il Mapei Stadium sorge dalle ceneri dello storico Giglio, che fu la casa della Reggiana. Grazie ai lavori di ristrutturazione avvenuti tra il 2010 e il 2012, l’impianto ha assunto la denominazione attuale.

La famiglia Squinzi ne ha acquistato la proprietà per poco meno di 4 milioni di euro. Il Sassuolo è diventata, quindi, una delle poche società in Italia a poter avere il suo stadio di proprietà.

Gli introiti non sono quelli che può vantare la Juventus, ma aiutano ugualmente in maniera importante le casse neroverdi. Come per l’Udinese, quindi, questo fattore diventa importante per aiutare lo sviluppo del progetto tecnico.

La prova di tutto questo è la valutazione che il ds del Sassuolo Giovanni Carnevali fa dei gioielli Raspadori, Scamacca e Berardi. I prezzi che i neroverdi fanno mostrano come, di fronte a una gestione sana oculata, la vendita dei giocatori più forti non diventa più essenziale.

Questa gestione oculata, ovviamente, passa anche dagli introiti che garantisce lo stadio di proprietà. Un tesoretto che consente una certa tranquillità, con un player trading mirato e la sostenibilità come pilastri della gestione.

La casa della Dea

L’Atalanta, dal canto suo, è stata l’ultima società italiana a ottenere il proprio stadio di proprietà. Grazie alla ristrutturazione del vecchio “Atleti Azzurri d’Italia”, gli orobici hanno poi acquistato l’impianto nel 2017.

Al termine della stagione 2018/2019, dopo un’ulteriore opera di ristrutturazione, l’impianto ha preso la denominazione di Gewiss Stadium. Proprio la nuova casa dell’Atalanta ha accompagnato la compagine di Gasperini, in questi anni, nella campagna europea degli orobici.

La situazione delle altre

Emblematico è, infine, il caso dello stadio Benito Stirpe di Frosinone. Il club ciociaro è la compagine più recente che si è dotata di uno stadio di proprietà. I lavori sono iniziati negli anni ’80, ed è rimasto incompiuto fino al 2015, quando sono iniziati i lavori di ultimazione, terminati nel 2017.

E le altre? Il bilancio parla di una situazione ancora in alto mare. Milan e Inter sono in trattativa con il comune di Milano da molti anni per costruire uno stadio di proprietà insieme.

Nelle ultime settimane, soprattutto il Milan, forte dell’imminente cambio di proprietà, ha aperto un fronte sul comune di Sesto San Giovanni. La situazione, tuttavia, è decisamente in stato embrionale.

La Roma ha aperto il suo fronte stadio di proprietà dagli anni della presidenza James Pallotta. Il progetto originale è stato ridiscusso molte volte, prima d arenarsi tra le pieghe della burocrazia e dello scontro calcio-politica.

Proprio questo scontro, oltre alla mancanza di chiarezza da parte del mondo calcio, rischia di mettere un freno allo sviluppo. Lo stadio di proprietà, salvo le realtà descritte, rimane una montagna da scalare, dove le nuvole ostruiscono la visuale verso la vetta.